martedì 4 agosto 2015

TRUE DETECTIVE 2 - EPISODI 6 E 7

Avete presente quei gialli in cui l’assassino segue una logica particolare, sconosciuta ai più, legata ai luoghi in cui avvengono i crimini? Che poi alla fine il commissario di turno riesce a sventare l’ultimo crimine della serie sul filo del rasoio appendendo ad una parete la cartina della città, applicando un chiodo su ogni punto d’interesse e collegando i chiodi con un sottile ma visibile filo rosso? Ecco, True Detective 2 finora era stata una cartina muta su una parete spoglia ma ricolma di sporgenti chiodi. Chiodi puliti, chiodi arrugginiti, chiodi sporgenti e chiodi quasi invisibili. Il sesto e il settimo episodio invece rappresentano quel filo che mancava da troppo tempo. Le buone intuizioni viste nel quarto episodio vengono sfruttate ampiamente e finalmente l’intreccio raggiunge l’elevato livello tecnico che la serie aveva mostrato fin dall’inizio. Le stesse dinamiche che in precedenza avevano pesato sulla visione notturna della miniserie ora vengono sfruttate a dovere e risultano essere le vere e proprie armi in più.


Indubbiamente TD ha accelerato progressivamente fino ai due finali-cliffhanger delle puntate in esame oggi. Mentre i tasselli cominciavano a combaciare, i personaggi secondari (ossia i Messicani, l’agente nera, i Russi e la ragazza scomparsa nel secondo episodio) si legavano sempre più alla trama principale in maniera diretta o indiretta, contorta ma pur sempre convincente e credibile. Ma andiamo con ordine. Il sesto episodio, incentrato principalmente sulla figura del tormentato Velcoro, si apre come si era chiuso il precedente, cioè con l’imminente scontro, verbale e non, tra Ray e Frank, reo di aver sguinzagliato il cane da caccia verso il malvivente sbagliato. Nel precedente commento mi auguravo un resa dei conti definitiva tra i due protagonisti, invece la violenza è stata solo sfiorata e il tutto si è concluso con uno stallo alla messicana e un nuovo accordo che cambia nuovamente le carte in gioco tra i due nemiciamici. I repentini cambiamenti dei rapporti tra i protagonisti sono stati infatti il fulcro di un doppio episodio da vedere e rivedere. Tornando alla storia, le strade dell’agente e del malavitoso quindi si separano in malo modo con la promessa di indagini collaborative. Intanto Ani e Paul continuano le indagini incrociando il caso Caspare con la rapina dei diamanti blu e con i bambini orfani e organizzando un’operazione in incognito che prevede la partecipazione della donna ad una festa organizzata dal maxigruppo di politici corrotti, investitori e imprenditori edili della città di Vinci. A questo punto l’attenzione del buon Nick (scusami per averti dato dello sceneggiatore di InTreatment, davvero!) si sposta sulle vicende personali di Colin Farrell che finalmente giungono ad una conclusione degna e ben costruita. Tanto esaltante quanto struggente la scena dello sfogo nella cocaina. Mi auguro quindi che le sottotrame chiuse in questi frangenti non rispuntino poi fuori togliendo spazio vitale ad un episodio conclusivo che si preannuncia tutto da gustare. Ray quindi minaccia lo smemorato stupratore della moglie e abbandona idealmente quello che probabilmente è il figlio del suddetto delinquente. Si giunge quindi alla festa che riesce finalmente a coinvolgere lo spettatore fino in fondo con azione, suspance, mistero e meravigliosi giochi di luce (non l’istituto), parzialmente brillantemente giustificati dall’assunzione di ecstasy da parte dell’avvenente agente in nero per l’occasione. Mentre l’avventura diventa più frenetica, Ani trova la ragazza scomparsa tra le giovani escort della villa e il duo di agenti al testosterone si intrufola nelle stanze meno in vista per rubare dei preziosi documenti che provano la complicità di buona parte dei presenti alla festa nei loschi traffici che tutti vogliono coprire. L’episodio si chiude quindi con un rocambolesca fuga a luci spente. Applausi a scena aperta. Fisicamente, non mento.


Se la sesta puntata era incentrata sulla figura di Velcoro, la settima si focalizza maggiormente su Frank e sulle sue disavventure mafiose: egli infatti scopre il doppiogioco del suo fidato braccio destro e, prima di giustiziarlo a sangue freddo, si fa rivelare particolari scottanti riguardo la viscosa rete imbastita dai suoi congiurati. È il momento per Voughn di organizzare la controffensiva: finta accettazione e fuga spettacolare con i locali che bruciano alle spalle. Bella mossa Single a Nozze; e ora? Pensa di scampare non solo alla mafia russa, ma anche alla polizia, dai corrotti politici con le mani in pasta e ai Messicani? La vedo più che dura. Il futuro di Frank Semyon è tutt’altro che roseo. L’aria si sta tingendo di sangue, troppo. Nel mentre i nostri eroi vengono accusati della morte di un paio di uomini alla festa e sono costretti a nascondersi dalle autorità (che poi in parte dovrebbero essere loro stessi l'autorità). Intanto Ani rivive alcuni momenti della festa e comincia finalmente a ricordare di un rapimento con annesso stupro quando lei era ancora una bambina indifesa. Ciò spiega una serie di comportamenti poco chiari che la protagonista si trascina dall’inizio. Ottima scelta e ottimo collegamento tra la vita privata del personaggio e le indagini. Grande costruzione per un protagonista complesso e accattivante, secondo solo al diamante grezzo Ray Velcoro, fulcro dell’intera serie. Mentre quindi gli intrecci si intrecciano, la serie ingrana la marcia più alta e comincia a stupire violentemente lo spettatori con colpi di scena inattesi: sesso, rivelazioni e morti eccellenti. La scelta della morte di un protagonista la condivido appieno, anche per dare un segno di rottura col passato e quindi con la prima stagione, ma Paul no. Sia ben chiaro: non sto parlando dell'attore e della sua performance tutto sommato nella media, ma di un personaggio chiave. Lui non aveva chiuso la sua storia, lui aveva passato la vita a nascondersi, a limitarsi perché agli occhi degli altri potesse sembrare più normale di quanto già fosse. Il tutto perché gay, diverso per i più. Un debole in balia dei presunti forti e presuntuosi, in balia della vita. Peccato. Poteva lasciarci chiunque, ma Paul avrebbe dovuto resistere per dimostrare la forza dei deboli. Ani e Ray invece si trovano compatibili nelle difficoltà e nei drammi, nell’alcool e nelle sigarette (rigorosamente non più elettroniche). Un’unione per me fortuita e frutto del momento più che di sentimenti che possano durare nel tempo ed essere alla base di una relazione stabile. Solo un’ottima mescolata. Ma quante carte usa Pizzolatto?


Sostanzialmente tutto è venuto alla luce meno che il nome dell’assassino dell’assessore Caspare, quello più atteso. In questo marasma generale di nomi e situazioni disparate però mi aspetto un colpo di scena finale legato ai due orfani della rapina del ’92, come suggerisce la scena del confronto tra le foto before-after. Sembra che tutto si ricolleghi a questo caso e tutti abbiano interesse a non far sapere la verità, perfino le autorità. Ma allora chi sono i buoni e chi i cattivi? Non esistono tali etichette banali per lo sceneggiatore e scrittore Pizzolatto che mostra animi umani semplici e fragili, animi corrotti o comunque facilmente corruttibili. Come nella realtà quotidiana, non esiste una bontà assoluta, ma ognuno nasconde dentro di sé ombre che, se esposte alla luce degli altri, potrebbero intimorire, potrebbero rovesciare la società come la conosciamo. Così immagino la società di Vinci: un iperrealismo che incute timore. La paura è sempre tangibile tra un respiro di Ray e uno sguardo sgomentato di Ani.


True Detective si è ripreso ciò che era suo di diritto e, nonostante molti passaggi a vuoto, ha vinto (anche senza vedere il finale di stagione) la propria sfida personale che consisteva nell’allontanarsi dai fasti della prima serie mantenendo altissimo il livello d’intrattenimento. Dispiace aver giudicato negativamente la serie nelle prime puntate, ma obiettivamente ritmi, narrazione e intreccio non erano ben amalgamati nella prima metà dell’opera, sono però sicuro che, riguardando l’intero prodotto al termine della serializzazione, molti aspetti prima controversi si ricollocheranno in maniera più giustificata nello scacchiere marmoreo dell’autore. Un finale per cui aspettare un’intera settimana sembra davvero un’ingiustizia.

Scusa ancora Nick.

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